I segni, la voce, l’assenza. Riflessioni in margine a Cristo su “Filosofia.it”

cartaGesù-‘Isa: il binomio di un dilemma. Problematica eredità che la fede nel Dio unico ha lasciato all’uomo al momento del Suo storicizzarsi nella funzione vicaria della carne “espiatoria” o in quella kerigmatica della Profezia legiferante. Seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre. Quella di Cristo è “figura” eminentemente sovrumana, ma dall’androplastica totalmente umana: la sofferenza dell’Uomo-Dio nella carne è la condizione trascendentale e l’a priori della Redenzione cristiana. Oppure è figura di profeta-inviato – ar-Rasul – pienamente uomo, dotato di uno statuto genetliaco e di una missione affatto speciali, ma dall’androplastica più sfuggente: la sua forma, in effetti, a seconda delle fonti islamiche, si assottiglia sempre di più in una rarefazione “stauroscetti-ca” della corporeità di sospetta matrice gnostico-docetistica (una diffidenza camuffata nel simulacro perifrastico del “sosia”: Simone Cireneo, Titanus o Giuda Iscariota). Oriente e Occidente, Islam e Cristianesimo sono i termini teologici, le teste dell’anfisbena, che racchiudono in un incessante confronto, tuttora vivo e aperto, due prospettive spesso conflittuali. Come ben evidenzia Domenico Cocozza nel suo saggio Cristo. Un profeta tra Bibbia e Corano, si tratta di due punti di vista che nel loro dipanarsi storico-religioso s’intrecciano in un complesso gio-co di riverberi, delineando ora convergenze e contatti ora divergenze e fughe, sempre però in un re-ciproco, serrato movimento d’interferenze tradizionistiche, aneddotiche ed esegetiche. Questo con-fronto millenario si è nutrito tanto di diffidenze e incomprensioni quanto di enigmatiche aperture, confluenze e armonizzazioni. L’antagonistica rifrazione tra i due specchi, del Vangelo e del Corano, ha conosciuto tanto momenti di conciliante “reciprocabilità” dogmatica, quanto di sordi scarti e di inappellabili refutazioni. Il confronto tra i due Gesù avviene allora alla luce dello sguardo vigile di Muhammad “Sigillo dei Profeti” – Khatam al-Anbiya –, o, si potrebbe dire, nel segno di quella Lu-ce Muhammadica originaria che investe, con la sostanza glorificante della Sua esistenza pre-cosmica, il disvelamento della storia dell’uomo fin dall’apertura dei sigilli del Tempo. Il ruolo pragmatico, la parte attiva della profetologia messianica del Corano è stato svolto eminentemente anche da Cristo, penultimo dei profeti, e dalle sue indigitamentazioni coraniche: Spirito di Dio (Ruh Allah), Verbo di Dio (Kalimatu-l-‘llah), Servo di Dio (‘Abd Allah). Muhammad sembrerebbe d’altro canto ritirarsi nella sovranità del luogo privilegiato della Parola-Segno definitiva in forma di Libro, di cui Egli rappresenta la perfetta realizzazione, nel modo assegnatogli della Nobowwat al-Tashri, la Profezia legislatrice. Per dirla con Hegel-Kojève, Muhammad si presenta alla coscienza islamica della storia come il compimento dello Spirito Assoluto.

di Federico Maria Monti, articolo completo in .pdf
Lettura su Il portale di Filosofia italiana

Disponibile in:
La Feltrinelli

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LIBRERIA RIZZOLI
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