Le voci di Armonico… su “Mostonline”.

Alla Casa 139 martedì 7 dicembre 2010 Luca Leoni presenta il libro-cd “Armonico – Dodici canzoni per dodici storie“, nel quale spicca il brano “Chi non ha più niente”, in duetto con l’attore Alessandro Haber, oltre ai pezzi realizzati con altri artisti/scrittori.

Omaggio scritto al cantautore pugliese Luca Leoni da parte di 12 scrittori/artisti: Trio Medusa, Nicolai Lilin, Elena Di Cioccio, Vauro, Paolo Grugni, Angelo Pannofino, Alessandra Carnevali,Franco Zanetti, Elisa Mauro, Domenico Cocozza, Florindo Fago, Mimmo de Musso, che su espresso volere del cantautore hanno scritto un racconto sulle melodie delle sue canzoni.
“Armonico, dodici canzoni per dodici storie, non è solo un libro/cd, ma un inno alla vita, i cui ricavati saranno donati ad “Altamarea”, un’associazione che da anni combatte per comunicare i danni che le industrie di Taranto stanno causando alle persone ed in particolare ai bambini (La sola acciaieria di Taranto immette nel cielo più diossine cancerogene di tutte le industrie di: Spagna,Svezia,Regno Unito e Austria — Registro europeo Eper 2004). Grazie Luca per l’occasione offertami!

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Scarti su “Literary” (nr.6/2009)

cocozzamedia1Graffianti. È così che potrebbero essere definiti i racconti di Domenico Cocozza. E questo perché lasciano un segno in chi li legge, suscitano una reazione a metà strada tra il disincanto, l’incredulità e lo stupore. Poco importa se incontrano o meno il favore del lettore, se questi abbia qualcosa in comune con i personaggi descritti nelle diciannove storie, o se gli eventi narrati richiamino episodi a lui accaduti o di cui ha sentito parlare. Si tratta di squarci di “vita vissuta”: quanto basta per non lasciare indifferenti.La signora Adelmaier alle prese con i biscotti che sta preparando per suo figlio, una coppia di amici che si ritrova dopo molti anni e riscopre il piacere di condividere assieme il proprio lavoro, i propri sogni e le proprie ambizioni, Malina, una splendida ragazza ungherese che termina miseramente i suoi giorni, Pino, il tassista che trascorre la maggior parte della sua vita «incollato col culo sul sedile della sua auto gialla», e altri personaggi ancora riempiono la galleria dei ritratti presenti in questa raccolta che, come le tessere di un puzzle, si ricompongono creando un’immagine composita della “specie umana”, dei suoi vizi, dei suoi tic, delle sue follie, del suo coraggio e della sua forza di tirare avanti.

Quello che ne viene fuori piace, e non poco. Seduce soprattutto per lo stile realistico con cui l’insieme è rappresentato, per i dialoghi schietti e informali, come ci capita di coglierli ogni giorno in strada, sull’autobus, in metropolitana o in qualsiasi altro luogo in cui ci muoviamo nel nostro frenetico viavai. E seduce ancora per la capacità dello scrittore di soffermare la propria attenzione su alcuni casi che denotano una sua particolare abilità di osservare l’uomo e la realtà circostante. Ecco allora svelato il significato del titolo: “scarti” ad indicare la volontà di “scartare”, svolgere, scartocciare, mettere a nudo l’anima, facendo emergere quanto in essa si nasconde, senza pudore né timore alcuno di essere giudicato. La sensazione che rimane dopo aver letto questo testo di sole settanta pagine è una sensazione di pienezza: attraverso le sue righe è stato possibile calarsi nel cuore del mondo, ritratto in tutto ciò che presenta al suo interno, fosse anche violento e spaventoso.

di Marilena Genovese

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Scarti su “Literary” (nr.6/2009)

cocozzamedia1Narrativa. Un’opera d’esordio è sempre interessante: l’autore non è però alla prima pubblicazione, avendo già al suo attivo ‘uno studio di religioni comparate’ e un catalogo d’arte. Nella narrativa mostra una vena alquanto singolare, per la scrittura libera e ironizzante, con storie che possono dare adito a gesti cruenti (es. Bob Dog); la realtà fugge, eppure viene trattenuta, e la parola è comunque specchio: lo stile si misura pertanto sul piano letterario, ma anche sull’invenzione, che qui non manca. Con un simile carattere si incontra la delusione per un ‘amico immaginato’ troppo perfetto per esistere. La polisemia del titolo concretizza testi che mantengono sempre desta l’attenzione.

di Luciano Nanni

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Scarti su “Literary” (nr.5/2009)

cocozzamedia1Domenico Cocozza, laureato in Studi Comparatistici, dopo aver pubblicato diversi saggi attinenti al suo indirizzo scientifico e professionale, con il libro in disamina esordisce anche in narrativa. A completare l’opera in questione, nel suo musivo collocamento, sono diciannove racconti brevi. Brevi, sì, talora d’una sinteticità eloquentemente straordinaria. Oltre ad una realizzazione davvero stringata della singola proposta tematica, emerge un modus descrittivo ed una gestione della trama che, pur mancando d’una dettagliata gestazione e d’un appropriato intreccio narrativo, sa dare al racconto giusta finitezza. Quasi sempre i racconti sembrano rispondere, per scaltrezza di condotta, a quel senso di completezza che la curiosità del lettore fagocita, in modo da non porsi interrogativi sulla dinamica della trama.

Il titolo, Scarti, realizza il presupposto basilare, imprinting finalistico, del libro. Gli scarti sono quei sedimenti emarginabili, avanzi, rimasugli che si potrebbe pensare di cestinare, bruciare, eliminare, in altre parole epurare dall’organicità della realtà di cui costituiscono una più compatta unità. Però gli scarti di Cocozza non sono “cose”, inservibili cianfrusaglie da buttare; bensì situazioni, aneddotiche, risultanze liminari che il medesimo Autore intende, piuttosto che eliminare, riciclare e valorizzare. È una sorta di decantazione, ossia di confluenza nel segno d’una diversa collocazione del marginale. Sono briciole, scagliole, limature che, nell’insieme sapientemente assemblato, assommano un’ulteriore unità.

“La signora Adelmaier”, ad esempio, è con una mancata realizzazione culinaria (facendo cilecca con i biscotti al mirtillo) che smuove l’estrosità dello Scrittore.

E, così, “AU”, “J” e “2200”, che, tramite i relativi interpreti, o scellerati ricercatori (come nell’ipotesi di “AU”) oppure androidi, semiuomini, o se si preferisce, semimacchine impiantate nell’uomo (il che vale per le altre due idee narrative qui accennate), le quali esprimono i risvolti d’una malgestita scienza biogenetica e/o bionica, per quanto non rientrino in schemi d’attuale effettività, essendo fiction proiettate in circa due secoli più in là del presente, denotano un loro residuale disagio non scevro di particolari riflessioni.

E poi “Angoscia”, nella paura di venire a conoscere l’esito, tramite la lettura del referto medico d’una probabile infausta malattia, ricalca l’esperienza (e forse proprio per ciò è la meno residuale della raccolta) di atroce, sofferta attesa di chiunque sia alle prese di conclamate manifestazioni patologiche.

Analogamente, in una tipologia di malattia, questa volta tipicamente mentale, “Bob Dog” (nomignolo d’un perverso criminale psichico) è interprete seriale di assassinii, in forza dell’assuefazione ad una parossistica, fatale deformazione della realtà passata e finanche presente. Aberrante istinto che porta, alla fin fine, alla fisica autodistruzione del criminale, rimuovendo la sua capacità di riconoscersi quale soggetto attivo nella società, rappresentando sé come persona aliena, altro dalla propria identità, doppione dell’ego.

“Curiosità” invece penetra nei meandri d’un mondo omosessuale. E si è partecipi dell’impulsiva perpetrazione, da parte di Gabriele, dell’omicidio di Paco (uno spintone lo fa volare sotto il treno della metropolitana), amante del suo ex amante, Catello. Qui l’originalità non sta tanto nel criminoso gesto estemporaneo ma piuttosto nella dinamica, assolutamente casuale e paradossale, che crea il presupposto mentale nell’omicida.

Altri input all’insegna dell’omicidio vengono da “Il re spodestato”, “Il segreto”, “Il ficus” e “Malina”. Vi emergono i più singolari aspetti comportamentali, impensabili, più unici che rari, che scatenano la mente umana in un meccanismo distruttivo dell’altrui vita. Mentre, con “Twin sisters” l’aspetto residuo sta in una proposta, più che umana, umanizzante. Le due sorelle di turno tra le righe del libro sono nientepopodimeno che un paio di scarpe che si fanno protagoniste della loro storia, a partire dalla genesi produttiva in fabbrica e fino allo smercio in un mercato di cui non ci è dato sapere la locazione, perché il racconto viene smontato ad arte prima della loro destinazione.

“L’amico immaginato”, ultimo racconto della serie, in poche parole allegorizza l’eufemismo della possibile fregatura che si prenda da una persona considerata appunto un amico.

La definizione più appetibile, resa al singolare anziché al plurale, che lo Scrittore stesso, molto sottilmente, rifila ai suoi scarti si può trarre significativamente a p. 39, con “Il taxista”, nella seguente interpretazione, profilo del protagonista del brano omonimo: «Si potrebbe dire quasi indispensabile come la carta igienica nel cesso». Forse l’osservazione è un tantino antipoetica ma è certamente eloquente.

di Emilio Diedo

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I segni, la voce, l’assenza. Riflessioni in margine a Cristo su “Filosofia.it”

cartaGesù-‘Isa: il binomio di un dilemma. Problematica eredità che la fede nel Dio unico ha lasciato all’uomo al momento del Suo storicizzarsi nella funzione vicaria della carne “espiatoria” o in quella kerigmatica della Profezia legiferante. Seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre. Quella di Cristo è “figura” eminentemente sovrumana, ma dall’androplastica totalmente umana: la sofferenza dell’Uomo-Dio nella carne è la condizione trascendentale e l’a priori della Redenzione cristiana. Oppure è figura di profeta-inviato – ar-Rasul – pienamente uomo, dotato di uno statuto genetliaco e di una missione affatto speciali, ma dall’androplastica più sfuggente: la sua forma, in effetti, a seconda delle fonti islamiche, si assottiglia sempre di più in una rarefazione “stauroscetti-ca” della corporeità di sospetta matrice gnostico-docetistica (una diffidenza camuffata nel simulacro perifrastico del “sosia”: Simone Cireneo, Titanus o Giuda Iscariota). Oriente e Occidente, Islam e Cristianesimo sono i termini teologici, le teste dell’anfisbena, che racchiudono in un incessante confronto, tuttora vivo e aperto, due prospettive spesso conflittuali. Come ben evidenzia Domenico Cocozza nel suo saggio Cristo. Un profeta tra Bibbia e Corano, si tratta di due punti di vista che nel loro dipanarsi storico-religioso s’intrecciano in un complesso gio-co di riverberi, delineando ora convergenze e contatti ora divergenze e fughe, sempre però in un re-ciproco, serrato movimento d’interferenze tradizionistiche, aneddotiche ed esegetiche. Questo con-fronto millenario si è nutrito tanto di diffidenze e incomprensioni quanto di enigmatiche aperture, confluenze e armonizzazioni. L’antagonistica rifrazione tra i due specchi, del Vangelo e del Corano, ha conosciuto tanto momenti di conciliante “reciprocabilità” dogmatica, quanto di sordi scarti e di inappellabili refutazioni. Il confronto tra i due Gesù avviene allora alla luce dello sguardo vigile di Muhammad “Sigillo dei Profeti” – Khatam al-Anbiya –, o, si potrebbe dire, nel segno di quella Lu-ce Muhammadica originaria che investe, con la sostanza glorificante della Sua esistenza pre-cosmica, il disvelamento della storia dell’uomo fin dall’apertura dei sigilli del Tempo. Il ruolo pragmatico, la parte attiva della profetologia messianica del Corano è stato svolto eminentemente anche da Cristo, penultimo dei profeti, e dalle sue indigitamentazioni coraniche: Spirito di Dio (Ruh Allah), Verbo di Dio (Kalimatu-l-‘llah), Servo di Dio (‘Abd Allah). Muhammad sembrerebbe d’altro canto ritirarsi nella sovranità del luogo privilegiato della Parola-Segno definitiva in forma di Libro, di cui Egli rappresenta la perfetta realizzazione, nel modo assegnatogli della Nobowwat al-Tashri, la Profezia legislatrice. Per dirla con Hegel-Kojève, Muhammad si presenta alla coscienza islamica della storia come il compimento dello Spirito Assoluto.

di Federico Maria Monti, articolo completo in .pdf
Lettura su Il portale di Filosofia italiana

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